23/11/2016

Je suis ROBERTO ANDREGHETTI, intervistato da Amario

Roberto Andreghetti
di Mario “Amario” Alderici – Non capita spesso di trovare Princess Grif a quota fissa snai di 51, così come non capita spesso di trovare Roberto Andreghetti a quella quota; ciò è avvenuto nel Nazioni nel quale Princess e Roberto hanno castigato chi li aveva così trascurati. Roberto, te l’aspettavi?
Sinceramente avevo fiducia in Princess, magari pensare di vincere con il 12 non era facile, ma ero certo che avrebbe corso bene perché a Roma mi era piaciuta contro schema e Fabrice Souloy dopo averle cambiato il lavoro (ora fa molta piscina) me l’aveva annunciata in gran forma”.
A Roma contro schema perché corse da protagonista.
Già, ero stato mandato da Pascià Lest ma abbiamo dovuto subire la pressione di Romanesque che chiedeva a sua volta strada. Qui non siamo in Francia e quando si ottiene il via libera, indipendentemente dal fatto che in scia avevo il compagno di allenamento, poi non posso mandar via un altro”.
Di rimessa va meglio Princess; però con in avanti Ringostarr Treb e Timoko in coppia che passeggiano da 1.19 la firma per il terzo posto l’avresti messa?
Probabilmente sì, ma come ti dicevo ero certo che Princess avrebbe corso bene, quando Ensch ha mosso le acque in terza ruota con Truman Dairpet pensavo che Enrico Bellei e Radiofreccia Fi ne avrebbero preso la schiena, invece Bellei non aveva moltissimo in mano e allora sono andato io in scia a Truman con la cavalla bella carica in mano e con la destra libera; conoscendola sapevo che così tirata coperta avrebbe volato nel finale, so il parziale di cui dispone e che infatti ha sprigionato in retta”.
Come va in Francia e con Souloy?
E’ dura psicologicamente ma stimolante in Francia, vivo a Lione, con Souloy ho buoni rapporti anche se non collaboro più con lui, è un tipo strano, comunque gli guido Princess Grif e quando ha bisogno di me in corsa io ci sono”.
Gli inizi in Francia, nonostante una percentuale di vittorie del 10% (buona considerando l’alto numero di partenti per corsa), li definisci duri?
Praticamente qui ero un po’ la quarta – quinta guida di Souloy, i proprietari francesi ti salutano e ti rispettano ma ti guardano con un po’ di diffidenza, non è facile emergere e farsi notare al grande pubblico”.
In Italia avevi presto iniziato ad allenare in proprio per poi dedicarti alla vita da catch driver; in Francia hai dovuto un po’ ripartire da capo, ora alleni nuovamente?
Alleno collaborando con Martens, senza obblighi di firma; non ci sono contratti, si va sulla parola come avveniva un tempo tra galantuomini. Qui la figura del catch driver non è propriamente come in Italia, devi adattarti alla loro mentalità”.
E al momento sei soddisfatto della tua scelta?
Sì, mi dà garanzie e prospettive di vita, in Italia la vita da catch è diventata durissima, giri tutta l’Italia per correre (in ippodromi vuoti di pubblico) e non ti rimborsano più le spese, il 5% del premio se va bene lo prendi dopo 6 mesi …”.
Raccontaci la tua storia, non nasci in una famiglia ippica, da dove parte la tua passione.
I miei genitori avevano un negozio di alimentari a Ravenna, andavo al negozio e poi mio nonno mi portava a passeggiare. Alla ricerca del verde e di un luogo dove passeggiare a 100 metri dall’alimentari c’era l’ippodromo, così mi portava a vedere i cavalli che hanno subito rapito la mia attenzione da quando avevo 4 anni”.
Ringrazi il nonno per aver scelto quel luogo?
Sicuramente. Sono certo che senza cavalli la mia vita sarebbe stata decisamente più noiosa”.
La tua prima volta in sulky o in ghig?
Un allenatore che si chiama Alessandro Brombin quando avevo 5 o 6 anni mi propose di fare un giro sul ghig con lui, salii e si può dire che non sono più sceso. A 10 anni attaccavo già i cavalli da solo”.
Professione segnata da driver o hai studiato?
Sono arrivato alla seconda superiore ma ogni tanto salavo la scuola per andare ad attaccare i cavalli, sentivo che la mia vita e la mia scuola era quella”.
E i tuoi maestri chi sono stati? Con chi hai iniziato da allievo?
A parte Valter Castellani che era soprattutto un amico (anche se qualche mese ho lavorato da lui), soprattutto Bengt Holm, con la professionalità dei nordici, l’uso dei paddock, il rispetto per i cavalli”.
Gli inizi soprattutto agli ippodromi di Ravenna e Ferrara, parlando con Roberto Vecchione mi diceva che lui a Trieste guidando i cavalli di minima (e spesso problematici) sulle piste piccole si impara a guidare, condividi?
Al 100%; sono d’accordo in toto con quanto ha detto Vecchione”.
Poi hai aperto scuderia da solo e hai realizzato il tuo primo grande cavallo.
Sì, facevo guidatore, allenatore, maniscalco. Giacomo Bruno comprò a reclamare per 10 milioni Metello Om, scalammo le categorie a suon di vittorie ed arrivammo a vincere i gran premi, indimenticabile il successo nel Premio Roma”.
Poi la scelta di fare il catch driver.
Nel 93 avevo 30 cavalli in scuderia e erano troppi per riuscire a fare bene tutto da solo. Così diciamo che ho fatto la scelta di fare il catch driver a casa mia ingaggiando come allenatore Holgersson”.
Il cavallo del cuore?
Metello Om appunto perché ne ero allenatore, guidatore, maniscalco; come catch driver è più difficile affezionarti troppo ad un cavallo ed è bene non farlo: un giorno vinci i gran premi con lui,  la volta dopo sbagli una mossa in corsa e non lo guidi più”.
 
Andreghetti in premiazione
Qual è il miglior allenatore con cui hai lavorato?
Con Holgersson sono stato benissimo e gli sono grato; bravi trainer ce ne sono tanti, secondo me l’allenatore migliore è quello che spiega al catch tutto sul cavallo senza stressarlo, lasciandolo tranquillo, poi dopo la corsa può magari rimproverare scelte sbagliate ma prima della corsa non deve andare oltre lo spiegare ciò che può servire per far rendere al massimo il pista il cavallo, alla corsa poi devo pensarci io perché è il mio mestiere. Il catch driver è come il chirurgo, gli altri preparano bene, poi arrivo io e eseguo l’operazione. In Francia sono più tranquillo per tanti motivi”.
Il cavallo più forte che hai guidato?
Non è facile fare una graduatoria, ce ne sono tanti, così di getto mi vengono in mente Opal Viking, Mack Grace Sm per la grande punta di velocità (aveva quei 30 metri con i quali andava davanti risolvendo tutto), il più potente è stato Topkapi As che fu il primo cavallo in Italia a fare un km in 1.10.4 in pista piccola (a Padova), poi ricordo con piacere Ghibellino con il quale ho vinto il mio primo gruppo 1 all’estero nella Copenaghen Cup in Danimarca. Poi Felix Del Nord con cui ho vinto il Continentale a Bologna e in Francia, cavallo a cui sono rimasto legato perché venivo da un momento di crisi personale”.
Vita fatta di alti e bassi quella da catch, ricordo qualche tuo infortunio in pista.
Sì per gli alti e bassi, per gli infortuni non mi lamento, mi reputo un fortunato, sono i rischi del nostro lavoro, mi sono rotto una caviglia una volta, una volta incrinate le costole, un’altra volta mi è uscita la spalla, ma sono incidenti di percorso che nel nostro mestiere capitano, per me mai nulla di grave per fortuna. Più che altro erano i giorni di ospedale lontano dai cavalli che erano per me una tortura; quando avevo la spalla fuori posto praticamente scappai dall’ospedale e per fortuna all’uscita c’era il collega Pippo Gubellini che mi aspettava con la mia roba perché uscii con solo il vestitino di carta azzurro dell’ospedale, comunque mia moglie disse che ero sexy con quel vestitino”.
Hai citato Pippo Gubellini, come sono i tuoi rapporti con i colleghi? Chi è tuo amico? E chi è il più bravo?
Cerco di mantenere buoni rapporti con tutti, ho tanti amici. L’amico collega a cui sono più legato è Giampaolo Minnucci; il più bravo professionalmente secondo me è Enrico Bellei, freddo, calcolatore, è quello che sbaglia meno”.
Hai vinto tantissimi Gran Premi tra cui 3 Derby (2 da driver con Concord Jet e Glen Kronos, uno da allenatore con Avril), una corsa che vorresti vincere?
Il mio sogno è l’Amerique, l’ho corso 3 volte senza piazzarmi; vorrei una volta riuscire a correrlo con un cavallo con chance, da protagonista, per potermela giocare (se non per la vittoria) quantomeno per un buon piazzamento”.
La delusione?
L’Europeo corso male da Mack Grace Sm e l’International Trot con Metello Om”.
Lo ricordo. Un International Trot che sembrava il palio di Siena con due driver che ruzzolavano per la pista e un paio di cavalli scossi, tu giustamente hai fermato ma la corsa non fu richiamata, come mai?
Un regolamento un po’ assurdo, che esiste solo a Yonkers e che non fu illustrato a chi veniva dall’estero”.
I tuoi pregi e difetti?
Quello che può essere sia un pregio sia un difetto è che non studio mai troppo le corse a tavolino; spesso in corsa si verifica qualcosa di imprevisto, preferisco improvvisare sul momento e credo (spero) di riuscire a farlo bene”.
Non sei un grande picchiatore, visto da fuori usi bene la frusta.
La uso per guidare il cavallo o per fargliela vedere o magari gliela faccio sentire per spronarlo ma senza picchiarlo; frustare un cavallo quando non ha più energie è vile e controproducente”.
Una tua dote è la tranquillità; l’armonia familiare ti ha aiutato in questo. I tuoi familiari hanno la tua stessa passione ippica? Sono in Francia con te?
Mia moglie l’ho conosciuta nei palii di paese, mi raggiungerà a breve in Francia. Mia figlia Asia vive in Cile, ha una cavalla da salto ad ostacoli e le piace partecipare ai concorsi ippici. Lorenzo invece studia all’università ed è concentrato sullo studio, non è interessato ai cavalli e sta decidendo cosa vorrebbe fare nella vita, certamente non il driver”.
E tu se non fossi diventato un driver cosa avresti fatto nella vita?
Non ne ho idea, probabilmente un lavoro non intellettuale, un lavoro all’aria aperta, preferibilmente con gli animali. Possibilmente con i cavalli …


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