02/04/2018

PATRIZIO RISPO, portiere di Un POSTO AL SOLE, ci racconta il suo Trotto

Di Filippo Lago - Da sempre il mondo del cavallo, in modo particolare da corsa, suscita grandi emozioni al punto di coinvolgere anche alcuni volti noti dello sport, della musica e del cinema. E’ il caso per esempio di Patrizio Rispo (classe 1956), noto attore della serie televisiva di Rai 3 “UN POSTO AL SOLE”. Tra Patrizio Rispo ed il suo personaggio “Raffaele”, portiere di Palazzo Palladini, ci sono molte somiglianze soprattutto caratteriali. Entrambi infatti sono uniti da carisma e concretezza. Caratteristiche che nella vita dell’attore napoletano,  si riversano quotidianamente, al punto di vivere la passione per i cavalli a 360 gradi nonostante il lavoro di attore lo veda impegnato ogni giorno nel set cinematografico.

 

Sig. Rispo, come nasce la passione per i cavalli?
Da sempre ho avuto un feeling particolare con loro. Da bambino montavo a sella, mentre mio padre aveva dei trottatori che teneva in allenamento da Ugo Bottoni. E poi, ebbi l’occasione anche di allenare i cavalli per il cinema.

Con Carlo Bottoni è stato protagonista di un progetto importante...
Si, circa trent’anni fa con Carlo abbiamo progettato un nuovo modello di Sulky ( il Colibrì), legerissimo, realizzato in carbonio. Siamo stati addirittura in Australia per questo progetto e al nostro ritorno provammo a comercializzare questo nuovo tipo di sulky, ma senza successo. Ora, a distanza di diversi anni tutti corrono con questo...evidentemente i tempi non erano ancora maturi!

Ed ora una passione vissuta anche in corsa
Correre mi piace. Tra l’altro alla mia terza corsa in carriera, colsi la mia prima vittoria. Ero all’ippodromo di Montecatini, un’emozione incredibile, in quell’occasione guidavo una cavalla che si chiamava Reims Dei Greppi. Ovviamente tutto questo con il “circuito delle stelle”, ma ora punto a prendere anche la licenza gentleman.

Com’è nel quotidiano il suo rapporto con i cavalli?
Il mestiere di attore non mi impone orari fissi, questo mi facilita nel vivere questa passione. Ci sono mattine in cui mi alzo presto, vengo a vedere i cavalli nelle scuderie di Marco De Vivo e poi “scappo” sul set. Tra l’altro, ho anche un mio puledro che per ora si muove bene, si chiama Agent OP, un figlio di Ideale Luis.

Altre passioni?
Mi piacciono le macchine, il teatro, la lettura e la cucina.

Con la cucina ha un feeling particolare
Tutti i componenti della famiglia Rispo hanno un amore particolare per l’arte culinaria. Andando a vivere da solo fin da giovane, dovetti imparare anche a cucinare e pian piano la cosa mi piacque sempre più.

Al punto che ha scritto un libro di ricette, com’è nata l’idea?
Si intitola “Un pasto al sole”. Quando mi sposai, decidemmo di fare la bomboniera di nozze con tutte le ricette che fino a quel momento mi cimentai a fare. In seguito la Rai ne fece un gadget natalizio che ebbe successo...Lo consiglio a tutti perchè si possono trovare non solo ricette, ma anche consigli utili per tutti i giorni.

Come si è avvicinato al mondo dello spettacolo, in modo particolare del cinema?
Ho iniziato ad appassionarmi di teatro fin dalla scuola e non ho mai ipotizzato di intraprendere altre strade se non quella.

E dopo una lunga esperienza teatrale, ecco “UN POSTO AL SOLE”
Non mi piace definire questa una soap opera, piuttosto un “real dramma”, perchè cerchiamo di trarre quotidianamente spunti dalla vita reale. A Maggio festeggeremmo le 5.000 puntate e pensa che il nordest è la zona d’Italia che maggiormente ci segue.

Il suo personaggio “Raffaele Giordano”, portiere di Palazzo Palladini, come lo definirebbe?
Efficiente, attento agli altri, concreto. Credo che lui ed io ci somigliamo molto, c’è un’osmosi tra me e il mio personaggio. 

Interpretare per diversi anni lo stesso personaggio, non rischia di diventare normale routine?
Assolutamente no. Ritengo sia un privilegio, un lusso perchè sono pochi gli attori che recitano 360 giorni all’anno per 22 anni, interpretando un personaggio che pur rimanendo lo stesso è sempre diverso, spaziando dalla tragedia, alla farsa, passando per la commedia. Personalmente mi dà tanti stimoli. 

Ha mai pensato di coinvolgere altri colleghi in una “avventura ippica”?
Come no! Ho provato, ma alcuni di loro hanno proprio un senso di paura verso questo animale e quand’è cosi non puoi costringere le persone. 

Ha due figli, seguiranno la carriera artistica del padre?
Entrambi hanno una passione artistica, in modo particolare il mio primo figlio. Il più piccolo invece sta frequentando gli studi classici e vediamo con il passare del tempo...tuttavia faranno ciò che maggiormente amano anche se questo dello spettacolo, è un mondo difficile. 

E la passione per i cavalli, vi accomuna?
In un certo senso si. Loro però, preferiscono montare a sella, ancora non si sono avvicinati al mondo delle corse, del trotto in particolare. 

Grazie Raffaele...pardòn, Patrizio!



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