05/12/2018

Una passione da Urlo

di Filippo Lago - L'ippica italiana è ricca di persone capaci di far fronte con enormi sacrifici ad una crisi che negli ultimi anni ha colpito il comparto ippico in maniera quasi spropositata, in nome di una passione infinita. E' il caso ad esempio, di Stefano Simonelli. Classe 1959, allevatore e proprietario di uno dei più importanti trottatori in attività, Urlo dei Venti, lo potremmo quasi definire un artigiano del trotto, o meglio, un allevatore "atipico". Questo perchè, mentre l'allevamento moderno è sempre più focalizzato ad affinare e ricercare incroci atti alla creazione di prodotti appetibili per un mercato incessantemente  globalizzato, Simonelli segue anche durante l'attività agonistica i suoi cavalli.

La missione di un allevatore è quella di allevare per vendere, invece?
Noi abbiamo fatto la scelta di tenere i prodotti del nostro allevamento anche per la carriera agonistica. Per due ragioni: la prima è dettata dal fatto che al giorno d'oggi, il rischio è di svendere i puledri e poi, abbiamo un posto che ci permette tutto ciò.

Parla al plurale, perchè?
Anche la mia famiglia condivide la passione per i cavalli. La definirei quasi una tradizione.

Dove allevate i vostri cavalli?
L'allevamento all'interno del quale vi è anche il centro di allenamento, si estende su una superficie di circa 27 ettari. A disposizione dell'allenamento dei cavalli, abbiamo una pista dritta da chilometro, un'altra dritta da 800 metri e una tonda da 800 metri con pistino da treno all'interno. Il tutto in una zona a grande vocazione ippica. Ci troviamo a pochi chilometri da Pisa. 

Vi avvalete della collaborazione di un allenatore professionista?
Per quanto riguarda Urlo dei Venti, ci aiuta Enrico Bellei. Per gli altri invece, non abbiamo alcun allenatore professionista che segue i nostri cavalli. Tuttavia per qualunque problema facciamo riferimento ad Enrico (Bellei,n.d.r). 

Veniamo al campione di scuderia, Urlo dei Venti. Quando ha capito di avere un cavallo importante?
Capii che si trattava di un cavallo diverso dagli altri nel giugno dei due anni, a tal punto che ritenni opportuno ridurre il carico di lavoro.

Nonostante Urlo dei Venti sia stato un cavallo piuttosto precoce, ha poche corse in carriera. Una scelta precisa?
Innanzitutto è gestito con prudenza, poi, trovandosi in prima categoria il calendario prevede talvolta degli impegni ben distribuiti nel tempo. 

Dopo la vittoria nell'Oslo Grand Prix, rientrò a Roma nel G.P Turilli con una prestazione deludente. Perchè?
La prestazione romana non ha una sola giustificazione. La causa determinante, fu una forma batterica in atto non riscontrata prima della corsa. Mi dispiacque anche per Roberto Vecchione che fu impeccabile nella sua interpretazione. 

Ha influito in qualche modo, la fine della collaborazione tra Bellei e Casillo nella gestione di Urlo dei Venti?
Direi di no. Ciò che invece ha avuto una rilevanza, è l'infortunio accaduto ad Enrico Bellei, anche se devo dire che prima Vecchione (esente da colpe), poi Greppi, sono due guide di primo livello.

Il G.P Duomo ha riconsegnato un cavallo in splendida forma. Quando ha capito di aver vinto e com'è rimasto il figlio di Mago d'Amore dopo la corsa?
Mi resi conto della vittoria solo dopo il palo. E' stato un momento quasi liberatorio, perchè vidi la fine di un periodo buio per vicissitudini di vario tipo occorse a questo cavallo nell'ultimo periodo. 

La sensazione di vincere un Gran Premio in Toscana?
Mi ha entusiasmato vedere il pubblico fioretino cosi affezzionato al cavallo, gioire assieme a noi.

Programmi futuri?
Le idee non sono ancora chiare. Abbiamo comunque un occhio attento e interessato verso la Francia. Urlo dei Venti ha già dimostrato di avere un buon feeling con la pista parigina. 

E' probabile una parentesi stalloniera?
Al momento è un'idea non ancora presa in considerazione. Non vogliamo interrompere l'equilibrio raggiunto, perciò, se ne riparlerà probabilmente il prossimo anno.

Attenzione...Urlo è tornato a farsi sentire!  



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