12/12/2018

SIMONE MOLLO un avvenire scritto con un filo di Lana

Simone Mollo

di Filippo Lago - Figlio d'arte cresciuto alla sapiente scuola di papà Santo, arteficie di tanti cavalli importanti, Simone Mollo è ad oggi uno dei migliori giovani talenti ai quali il futuro della nostra ippica è affidato. Il peso del proprio cognome che riconduce gli appassionati e addetti ai lavori ad una delle famiglie destinate a lasciare un'impronta decisiva nell'ippica italiana, sembra non turbare il giovane Simone, considerati i risultati in pista finora ottenuti nella categoria allievi.

Simone, in un certo senso sei un predestinato...
Iniziai a frequentare l'ippodromo fin dall'età di tre anni. A cinque invece, già passeggiavo i primi cavalli. 

Hai avuta la possibilità di assistere da molto vicino alle gesta di una campionessa, Lana Del Rio. Cosa ricordi di quel periodo?
Ero un bambino. Avevo undici anni. Si trattò di un'autentica fuoriclasse, per lei parlano i risultati conseguiti durante la carriera agonistica. Al contempo però, era una cavalla non facile da gestire. Ci diede tantissime soddisfazioni. Quella che ricordo con maggior piacere è la vittoria del Derby. In quell'occasione tutta la famiglia scese a Roma per assistere alla corsa. Alla fine gioimmo tutti assieme. 

Quando hai deciso di dedicarti definitivamente al lavoro di scuderia e quindi di seguire le orme di tuo padre?
A dieci anni avevo già le idee chiare. A sedici abbandonai gli studi, iniziando a dedicarmi a tempo pieno al lavoro di scuderia. 

Quindi ora collabori alla gestione di scuderia, giusto?
Esatto, ci troviamo all'ippodromo di Vinovo. Attualmente abbiamo sedici cavalli, quattro di questi sono puledri. 

Preferisci il lavoro mattutino o la guida?
Il lavoro di scuderia ha un fascino particolare, in quanto ti permette di instaurare un rapporto più intenso con il cavallo. Tuttavia dovendo scegliere, preferisco guidare. 

Ricordi la prima vittoria?
Guidavo per la prima volta all'ippodromo Paolo VI di Taranto. In quella occasione salivo in sulky a Trinacria Font, una figlia di Napoleon affidatami da Federico Marangi. 

Come definiresti il tuo stile di guida?
Sono piuttosto freddo e riflessivo.

E il tuo approccio alla corsa?
Cerco di non lasciare nulla al caso. Studio in modo approfondito gli avversari facendomi un'idea circa il possibile svolgimento di gara. Tuttavia non bisogna abbassare la guardia, in corsa qualunque imprevisto può succedere e mandare all'aria i piani studiati alla vigilia. A quel punto bisogna soltanto improvvisare. 

Come vedi il tuo futuro professionale?
L'avrei visto meglio in Francia, anche se per la verità, giungono delle notizie inerenti una diminuzione del taglio relativo al montepremi francese per il prossimo anno, che non fa ben sperare nemmeno i cugini d'oltralpe.

Hai mai valutato l'ipotesi di un trasferimento all'estero?
Ho meditato a lungo su questo aspetto. Sono giunto alla conclusione che per effettuare un trasferimento in pianta stabile lontano da casa, serve un grande coraggio. Poi in seconda battuta ma non meno importante, mi dispiacerebbe lasciare la nostra scuderia. 

Vi sono delle somiglianze tra te e tuo padre nella guida?
Siamo piuttosto diversi. Se vogliamo trovare un punto in comune, credo si tratti del modo in cui sosteniamo i cavalli nelle battute conclusive della corsa. In questo siamo piuttosto simili. Poi lui è mancino, io no...ma questa è un'altra storia. 

Sei piu teso quando vedi in pista tuo padre o quando scendi in pista tu?
Indubbiamente quando vedo correre lui. Io una volta entrato in pista, mi concentro e mi racchiudo nella mia concentrazione senza pensare ad altro. 

Sono tante le persone che in questo periodo ti hanno dato e continuano a darti fiducia, concordi?
Sarebbero tante le persone e le scuderie da ringraziare per la fiducia accordatami. Ad essi va il mio più grande ringraziamento. Mi sia concesso però, di esprimere un pensiero particolare ed un "grande grazie", in modo particolare a Fausto Barelli e a tutto il team Rocca, per il modo in cui sono preparati i loro cavalli e la qualità che essi hanno, che riscontro ogni volta che mi ritrovo a guidare un loro effettivo. 

La corsa che vorresti vincere?
Non che vorrei vincere, ma che mi farebbe felice anche soltanto di correre...il Grand Prix d'Amerique. 

In bocca al lupo Simone!  

  



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