05/04/2019

L'intervista di Amario a RENE' LEGATI, driver, imprenditore e futuro papà

di Mario “Amario” Alderici – Momento decisamente positivo per Renè Legati che è uno dei rarissimi driver professionisti ad essere anche un imprenditore (la Indal, che si occupa di allevamento e macellazione di bovini). Futuro papà (a luglio), Renè si è tolto la soddisfazione di guidare la sua cavalla preferita Pantera Del Pino al primo successo classico, lo Jegher.
Renè, come mai questa predilezione per Pantera?
- Perchè la abbiamo presa da piccolina all’allevamento del Pino di Carlo Pirovano, che dista 3 km da noi, e era nostra anche la madre Desiree Del Pino, così come la sorella di Desiree, Lady Del Pino. E’ stata una rivelazione perché non pensavamo arrivasse a questi livelli, invece con il tempo è migliorata, anche nel carattere e nella gestibilità in corsa; bravissimo Holger Ehlert. Meritava il suo gran premio dopo essersi piazzata in svariate prove di gruppo e aver vinto il palio del Garigliano che però non era corsa di gruppo, poi bello vincere così correndo da protagonista. A Trieste era anche più graduabile, nonostante Gocciadoro avesse fatto una furba mossa dopo mezzo giro venendomi a fianco.
Trentatreesimo successo per Pantera di cui 27 con te.
- L’ho quasi sempre guidata io Pantera perchè ormai la conosco e poi non sopporterei di vederla frustare troppo, cosa che non meriterebbe, la comando con poca frusta.
Andiamo indietro nel tempo alle tue origini.
- Sono nato a Brescia il 16/12/1988.
Da una famiglia caratterizzata da una grande passione ippica.
- Sì, a partire dal mio bisnonno Vincenzo che era commerciante di cavalli, poi mio nonno Vittorio che ha guidato a livello amatoriale in tutte le piste private (Soresina, Montecchio, Broni, eccetera), poi seguito da mio padre Renato che dal 1991 è diventato gentlemen, anche se dopo la morte del nonno si sta dedicando a tempo pieno all’azienda e sta guidando meno.
Anche tu hai sempre avuto la passione e la voglia di guidare?
- No, da bambino e da ragazzo i cavalli non mi interessavano, non li seguivo, anzi non mi piacevano. Poi quando avevo 15 anni una domenica un operaio della nostra ditta mi ha detto “Dai, andiamo alle corse a Montecchio e corri”; non ero mai salito prima di allora su un sulky, forse anche la mia famiglia aveva sempre avuto un po’ di timore a farmi salire su un cavallo, guidai un cavallo che aveva il nome del nonno, Vittorio Stift, ero completamente un profano delle redini lunghe ma vinsi, mi aggrappai alle guide e Vittorio Stift, che era una vera bicicletta, fece tutto lui, siamo andati in testa e non ci hanno preso; e da quel momento mi è venuta la passione per i cavalli e per guidare.
Bei ricordi quelli nelle sane e genuine piste private.
- Ricordo una giornata a Montecchio con batterie e finale a 3 in cui ci trovammo all’atto conclusivo io, Lorenzo Besana e Matteo Zaccherini, ora dopo tanti anni ci ritroviamo negli ippodromi ufficiali. Andai in testa con Focale ma Besanino mi girò tutta strada di fuori con Dolly Ek e mi stampò. Erano i tempi in cui andava per la maggiore Pippo Gubellini e allora mi facevo i film in testa “Oggi guido questo campione, lo vestò così, cambio lo schema di corsa ...” poi in realtà ero quasi sempre in sulky al buon Vittorio Stift. Ogni tanto quando in pista mi capita di battere uno dei mostri sacri (Gubellini, Bellei, Vecchione) è una grande emozione ripensando a quei tempi in cui sognavo di emularne le gesta.
La prima vittoria ufficiale?
- Dopo tante corse vinte nelle piste private con Vittorio Stift ho vinto la mia prima corsa in un ippodromo a Cesena con Eolomix, in una prova non ufficiale per proprietari; poi passato allievo la prima fu a Padova con Fauno Gas.
Eri freddo e tranquillo come ora in pista?
- No no, molto più teso e emozionato considerata la poca esperienza, poi con il tempo il mio carattere tranquillo e non impulsivo ha preso il sopravvento, attualmente non sento la corsa.
Il tuo primo maestro?
- Indubbiamente Paolo Leoni, mi ha insegnato tutto, gli devo tanto e ci tengo molto a ringraziarlo in questa intervista. Ora sta lavorando praticamente in esclusiva con la Trio. Nel periodo con Paolo ho anche sfiorato le 100 vittorie in un anno, un grande allenatore, ha sempre lavorato bene anche con cavalli non di qualità.
Un ricordo particolare che ti lega a Paolo Leoni?
- Una corsa allievi in cui guidavo Isabeau Varlo che era solitamente brava, richiamarono la partenza, a Isabeau non so cosa le prese ma si mise a tirare come un bufalo e non riuscivo più a fermarla, fece tre giri di pista a tutta strappandomi le braccia; ero sfinito, scesi dal sulky e dissi a Paolo “Ritira la cavalla perchè non ce la faccio, sono stremato”, lui mi disse “Risali subito sul sulky, se non corri domani prendi tutta la tua roba in scuderia e non farti più vedere”, corsi e vinsi di 50 metri. Ora lui ha praticamente l’esclusiva con la Trio ma siamo rimasti in ottimi rapporti familiari.
E attualmente avete i cavalli tra vari allenatori.
- Mauro Baroncini che è una persona fantastica per il quale la parola viene prima di tutto, lo stimo molto, Holger Ehlert con cui mi sono sempre trovato bene e che ha fatto sì che dopo dopo pochi anni che correvo vincessi il primo gran premio con Sonia e arrivassi terzo nel Derby con Troja D’Asolo, Alessandro Gocciadoro che mi ha fatto fare il salto di qualità e con il quale ho un rapporto bellissimo (come con tutto il suo team) e uno (Trottatore) da Manuele Matteini, una brava persona seria, le percentuali di vittoria parlano per lui.
Con il tempo avete puntato sempre più sulla qualità anche allevando in proprio.
- Mio nonno Vittorio non si interessava di genealogie, a lui se piaceva un cavallo lo comprava, poteva essere pure figlio di “nn” a lui non interessava, ora invece cerchiamo più la qualità; dell’allevamento e degli incroci se ne occupa mio zio Rainiero (fratello di Renato) che si è appassionato al settore da quando corro io e segue fattrici e puledri oltre ai cataloghi delle aste per gli acquisti.
Ippodromo preferito?
- Mi dà emozione vincere a Milano, soprattutto quando era a San Siro, la scala del trotto; anche Montegiorgio dove sono cresciuto. Poi sono riuscito a fare bene al sud dove ho tanti amici, a Napoli entusiasma la cronaca dello zio Salvio e al Garigliano dove ho vinto il Campionato Femminile 3 anni con Troja D’Asolo e il Palio con Pantera Del Pino; al sud si impara anche a guidare bene, bisogna andare giù con del buono in mano perchè sono un filo meno corretti, se un driver deve uscire dalla corda una sportellata te la dà, non è che ci stia troppo a pensare.
Un driver a cui ti ispiri?
- Cerco di far bene senza imitare nessuno, provo ad adattarmi ai vari cavalli che guido nel mio assetto in sulky, ovviamente ho nel sangue le corse fatte da mio padre Renato.
Praticamente sei il catch driver dei tuoi cavalli, faresti il catch anche per altri? Diventerai anche allenatore?
- Decisamente no, tra i miei cavalli, il lavoro in azienda, il tempo da passare in famiglia (oltretutto la mia compagna Beatrice è in dolce attesa) non guiderei per altri, a parte le grandi manifestazioni tipo il Campionato Guidatori oppure se capita che Gocciadoro non ha a disposizione un altro guidatore per un cavallo suo, ma non mi interessa fare il catch per altri nè allenare. Guidando i miei anche se sbaglio non mi dice nulla nessuno, a parte a volte mio padre in modo bonario e scherzoso, una critica di parte.
Capita che se sbagliate in corsa ve lo dite?
- Sì, una critica costruttiva, l’altro giorno in tris guidavo Top Gun America che è un cavallo un po’ particolare nei primi metri prima di ingambarsi e ho perso metri al via, quando sono arrivato in scuderia mio padre mi ha detto “Hai fatto un lungo sonno tra i nastri ...”


 

Foto di una ventina d'anni fa con i 3 finalisti della finale a Montecchio: da destra un capellone Renè Legati, Matteo Zaccherini e Lorenzo Besana

Secondo nel Derby con Ze’ Maria e terzo con Troja D’Asolo, però l’anno scorso ti ho visto molto più rilassato e tranquillo nel giorno del Nastro Azzurro.
- Con Troja talvolta sono stato criticato ma ti posso assicurare che era una cavalla non facile da guidare, tirava, spesso si metteva brutta sull’ultima curva e dovevo riprenderla in mano, motore da formula 1 ma testa bacata. Con Ze’ Maria invece ero tranquillissimo, è un cavallo completo, il più forte che abbiamo mai avuto, ti aiuta molto in pista; cerco di sbagliare meno possibile perchè un cavallo così può passare una sola volta nella vita.
Hai pensato di vincere?
- Ho corso con fiducia tenendolo sempre al largo, è mancata la fortuna, purtroppo negli ultimi 800 metri mi ha un po’ rovinato la mezza ruota di Minopoli con Zefir Gar, ci ho sperato anche sull’ultima curva quando sono venuto via in terza ruota ma in retta ho visto con la coda dell’occhio arrivare Zlatan che era più fresco e ho capito che saremmo stati secondi.
Hai avuto un grande seguito in entrambi i Derby.
- Con Troja avevamo fatto un pulmino di amici, con Ze’ Maria tante decine di tifosi nelle macchine, tutti con la mia maglietta, mi ha fatto tanto piacere.
Scelti tra l’altro entrambi alle Aste, avete un gran fiuto.
- Li ha scelti mia sorella Elita, più grande di me di 3 anni.
E’ una talent scout. Intenditrice di cavalli?
- A dire il vero no, cura la contabilità dell’azienda, ma per caso e fortuna in Ze’ Maria ha subito visto qualcosa di buono, se n’è innamorata più a pelle che per competenza ippica vera e propria. Con Troja D’Asolo la storia è ancora più fortunosa e curiosa ma non si può dirla, non te la racconto sennò va a finire che lo scrivi ...
Nel giorno del Derby hai esultato più per il posto d’onore nelle Oaks di Zealand As.
- Perchè fu inaspettato, fece la corsa della vita la piccola Zealand, finendo a bomba, ora è rientrata un po’ nei ranghi anche perchè non ha un gran fisico ma quel giorno si superò.
Non abbiamo parlato della cavalla con cui hai vinto il primo gran premio, peraltro con te molto freddo nonostante la giovane età (non hai lasciato trasparire la minima emozione).
- Sonia, che è nata da noi e deve il nome alla nostra impiegata storica che è con noi da 20 anni. Con Sonia ho vinto il primo gran premio (l’Andreani, ma l’emozione c’era, venivo da un infortunio e ero stato operato allo scafoide, avevo un tutore, ma se guardi bene il filmato un cenno di felicità con la mano lo faccio), il primo gruppo 1 (il Turilli, da giorni mio padre mi aveva preannunciato con sicurezza che avrei vinto) e a Cagnes la stessa corsa che vinse 10 prima sua madre, Ele Code con Paolo Leoni.
Tra l’altro la tua vittoria a Cagnes con Sonia ha un aneddoto divertente ...
- Per il lavoro in azienda eravamo partiti tardi, a 15 km abbiamo trovato un ingorgo stradale e non ce l’avrei mai fatta a fare in tempo per la corsa, allora abbiamo fermato un ragazzo arabo in scooter e mio padre, parlandogli in francese, gli ha offerto 200 euro se riusciva a portarmi in tempo all’ippodromo. Ha accettato ma poi ha detto “No, non hai il casco, se mi fermano mi arrestano”, allora ho indossato il casco da corsa, ero in contatto telefonico con Alessandro Gocciadoro che mi aveva preparato la cavalla e mi diceva che gli altri stavano ormai entrando in pista, zigzagando nel traffico in scooter siamo arrivati alle scuderie, mi son tirato su la tuta da corsa sui vestiti, sono salito in sulky e abbiamo vinto.
Tra le A hai l’ottimo Albatros Joy, lo reputi un cavallo di prima?
- Spero di sì, ma quella che mi fa sognare è Altaseta Del Pino, figlia di Lady Del Pino, lunedì ci ho vinto a Pescara facendo gli ultimi 600 in 43 a fermare, l’ho mollata solo gli ultimi 100 metri, ritengo che sia una grande cavalla.
Il segreto dei tuoi successi?
- L’atmosfera familiare sia in azienda sia nelle corse dei cavalli, non abbiamo mai discusso nè litigato.
Hobby?
- Sono sempre stato un calciatore ma da qualche mese ho mollato per assenza di tempo; poi mi piace la buona cucina, soprattutto la carne (però non di cavallo).
Nel tuo futuro c’è il lavoro in azienda o l’attivita da driver?
- Per ora la mia famiglia mi ha consentito di fare la mia passione ma in futuro mi dedicherò alla azienda e penserò a mio figlio che nascerà a luglio e a cui dedico il successo di Pantera. Non appenderò la frusta al chiodo ma guiderò meno.
Bisnonno, nonno, padre, tu, la famiglia Legati deve avere un altro ippico ... Speri che tuo figlio abbia la vostra stessa passione?
- Certo, sperando che l’ippica italiana riprenda ad essere quello che era.
In effetti per i tempi di crisi avete investito tanto, la tua compagna ti segue?
- Non è un’ippica ma mi segue sempre quando vado in corsa.
Il tuo pregio e il tuo difetto?
- Pregio credo la calma, il mio carattere tranquillo che mi aiuta ad essere riflessivo in corsa e a scegliere il momento giusto, il difetto è che ascolto tutti.
I tuoi sogni?
- Piano piano li sto realizzando tutti, sia a livello familiare, sia in pista. Sono soddisfatto così (l’unico rammarico è che non ci sia più mio nonno Vittorio che ci ha lasciato nel 2016 e impazzirebbe di gioia a vedermi vincere corse importanti) e spero che continui, non ho una corsa particolare a cui tengo, certo mi farebbe piacere correre un giorno l’Amerique (magari con Ze’ Maria che secondo me è un campione), così come dopo un secondo e un terzo mi piacerebbe vincere il Derby, vincerlo battendo Minnucci.
Perchè proprio Minnucci?
- Perchè dopo che mi ha battuto con Zlatan Giampaolo, da persona simpaticissima qual è, mi ha regalato la foto dell’arrivo con lui che mi batte sul palo con dedica autografata, e gli devo rendere il favore, eheh.

 



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