11/10/2022

MAURO BARONCINI DA NAD AL SHEBA A DIMITRI FERM

di Filippo Lago

Per descrivere un uomo che ha scritto pagine di storia del trotto nazionale e non solo, non servono molte parole, potrebbero sembrare superflue e persino banali. E’ sufficiente dire che lui si chiama Mauro Baroncini ed è reduce in veste di trainer dall’affermazione nel Derby Italiano del Trotto. Motivo per il quale ci siamo fatti una chiacchierata, tra passato e presente.

Nad Al Sheba, cosa ricordi dei suoi inizi?

E’ stato il primo portacolori di Antonio Asdrubali ad entrare nella mia scuderia e lo fece nel periodo in cui mi ero trasferito a Mirano per collaborare con la scuderia Biasuzzi. Nel giro di poco tempo vinse Elwood Medium, Giovanardi e Nazionale prima di subire un infortunio che compromise il futuro agonistico.

Quando hai capito di avere un soggetto fuori dal comune?

Fin da puledro mi resi conto che si trattava di un cavallo interessante anche se inizialmente mi diede qualche problemino d’impiego in quanto non era sempre disponibile e non semplice dal punto di vista caratteriale. Le mie buone impressioni su di lui e le grandi aspettative che in lui riponevo, trovarono compimento in quel 2’24 fatto registrare in occasione del Nazionale dove fece un qualcosa di letteralmente devastante.

Quali erano i punti di forza di Nad Al Sheba?

Innanzitutto la potenzialità atletica e poi un’altra caratteristica fondamentale: se confrontato con un cavallo normale, Nad Al Sheba aveva livelli cardiaci e lattati bassi e questi sono i due “parametri” che identificano la condizione di un cavallo. Inoltre lo contraddistingueva il carattere forte, dentro e fuori dalla pista, una caratteristica che solitamente accomuna i cavalli importanti.

Te l’aspettavi una risposta simile da parte di Nad Al Sheba anche in razza?

Onestamente si, me l’aspettavo. Ha un sangue nuovo, particolare e incrocia con facilità anche linee di sangue pregresse, consolidate.

Un’ultima battuta su Nad Al Sheba. Dove sarebbe arrivato senza quell’infortunio?

Sicuramente per quanto riguardava la sua annata non avrebbe avuto avversari, un futuro senza limiti.

Veniamo al presente, il cui nome è Dimitri Ferm. Perchè viene definito anche il “cavallo che nessuno voleva”?

Solitamente quando ci si reca negli allevamenti per visionare i puledri, quelli nati presto rubano maggiormente l’occhio e non era il caso di Dimitri Ferm. Intendiamoci, il cavallo mi piacque fin dal primo istante, si presentava benissimo ma, essendo nato a metà giugno, era ovviamente più “indietro” rispetto agli altri. Ecco spiegato il motivo per il quale quando andai a visionarlo, dell’intera produzione era ancora l’unico invenduto. Lo acquistai per 12.000€ e lo divisi in quote: la mia, un’altra del suo allevatore, e altri due miei amici.

Quando hai capito che si trattava di un campione?

In una corsa disputata poco prima del Gran Premio Etruria. Eravamo a Bologna e vinse avviandosi dalla seconda fila con facilità.

Cosa accomuna papà Nad Al Sheba e il figlio Dimitri Ferm?

Indubbiamente la potenzialità. E’ pur vero però che è difficile dare una risposta precisa a questa domanda in quanto entrambi hanno fatto solo un pezzo dello stesso cammino. Nad Al Sheba è stato costretto a fermarsi prima di Dimitri Ferm. Ecco, un’altra cosa che rende Dimitri Ferm e lo stesso Nad Al Sheba cavalli cosi importanti, è l’aspetto caratteriale. Rimanendo su Dimitri Ferm ad esempio, se si guardano attentamente i dopo corsa come possono essere le premiazioni, si noterà quanto sia un cavallo bravo e allo stesso tempo forte caratterialmente: è la sua forza e sono certo sarà un degno erede di Nad Al Sheba anche in razza.

Un’ultima domanda: hai capito già dai primi attacchi che Dimitri Ferm sarebbe stato un soggetto da Derby?

Devo dire la verità? No, anzi. Inizialmente mi creò qualche piccolo problema di impostazione e di carattere poi è pian piano sempre più migliorato. Adesso ad esempio sente meno la corsa rispetto ad un tempo e questo facilita il nostro lavoro. Con il tempo ha imparato anche ad adattarsi ai vari numeri di avvio e sono convinto di poterlo presentare in versione “AP” a quattro anni.